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Serve una nuova regolarizzazione

Una nuova regolarizzazione per i migranti “overstayer” cioè quelli che già lavorano in Italia ma non sono in regola con i permessi. Sarebbe una sorta di “ravvedimento operoso” in accordo con i datori di lavoro, “che porterebbe sicurezza per gli italiani e nuove risorse nelle casse dell’Inps”; permessi per ricerca di lavoro della durata di almeno un anno; allargamento dei criteri per i ricongiungimenti familiari. Sono le proposte fatte lunedì scorso a Montecitorio da Marco Impagliazzo , presidente della Comunità di Sant’Egidio, durante il convegno sui “Corridoi umanitari per un’Europa solidale” organizzato dalla commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati in collaborazione con Caritas italiana, Sant’Egidio e Fcei (Federazione Chiese evangeliche in Italia).

“Con un semplice decreto l’Italia potrebbe evitare molte illegalità” ha suggerito Impagliazzo, ricordando che “il decreto flussi attuale consente solo di convertire il permesso di studio e il lavoro stagionale. Nel 2019 sono previsti solo 30.850 posti”.

Il presidente di Sant’Egidio ha accennato al dibattito di questi giorni sui salvataggi in mare, “acceso e ricco di incomprensioni” , mentre “c’è bisogno di nuove risposte, non di nuove polemiche”. Ha quindi riproposto l’idea di un corridoio umanitario europeo, con l’Italia capofila, per salvare 50.000 persone “rinchiuse nei Lager libici. Siamo stanchi di polemiche e liti - ha concluso - . Bisogna passare al tempo delle proposte. Al Parlamento vogliamo dire che è possibile coniugare legalità e umanità”.

La vice ministra agli Affari esteri e cooperazione internazionale Emanuela Claudia Del Re , presente all’incontro, ha dimostrato interesse per la proposta dei corridoi umanitari europei e tutti i programmi di sponsorship privata mirati all’integrazione che permettono di fare entrare i rifugiati in sicurezza: “I corridoi umanitari sono una risposta molto intelligente, un modello virtuoso che va aiutato”.

“Come cristiani non possiamo accettare la contrapposizione tra una accoglienza ‘buona’, come i corridoi umanitari, e una accoglienza ‘cattiva’ attribuita al soccorso in mare” ha ribadito il pastore Luca Maria Negro , presidente della Federazione della Chiese evangeliche (Fcei). Negro ha espresso la contrarietà delle Chiese evangeliche “alle norme che criminalizzano il soccorso in mare. Come cristiani, non possiamo rinunciare all’accoglienza dell’altro che bussa alla nostra porta, cuore della nostra etica”.

Il presidente della Fcei ha ricordato che dall’inizio del 2019 ad oggi “sono morte in mare altre 500 persone, un numero enorme rispetto al calo degli sbarchi”. Da qui la proposta del corridoio umanitario europeo per 50.000 persone dalla Libia, nel quale potrebbero essere coinvolte le Chiese evangeliche di diversi Paesi europei. “Ora ha concluso - aspettiamo l’apertura di un tavolo tecnico con il Governo, perché le persone hanno bisogno di una alternativa alla disperazione”. “Dobbiamo sovvertire la narrazione attuale perché tante persone in Italia credono ancora ai valori della solidarietà, dell’accoglienza e dell’integrazione” ha detto Giuseppe Brescia , presidente della prima Commissione (affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni) della Camera dei deputati, promotrice del convegno.

Brescia ha criticato la mancata adesione dell’Italia al Patto globale sulle migrazioni : “Non bisogna isolarsi come Paese. A volte prendiamo posizioni discutibili, come quella di non aver aderito al Global Compact , per il quale mi sono battuto. Ma per me non è una battaglia persa, bisogna continuare a insistere. La nostra presenza non può mancare nei tavoli che contano”.

Brescia ha aggiunto che “il Governo da sei mesi sta lavorando per costruire un corridoio umanitario dalla Libia, per togliere tante persone dalle mani dei trafficanti e dare loro una possibilità di accesso nei Paesi che assicurano i diritti fondamentali”.

Altri due relatori presenti al convegno, Martin Doucet , consigliere e capo sezione immigrazione dell’Ambasciata del Canada, e Petra Ueck , della Commissione internazionale cattolica sulle migrazioni (Icmc) hanno raccontato l’esperienza positiva delle sponsorizzazioni private da parte di gruppi e comunità per far entrare rifugiati in Canada e in vari Paesi europei, tra cui il Regno Unito, in maniera legale e sicura. Nel 2018 in Canada sono stati accolti in questo modo 29.000 rifugiati, altri 19.000 saranno reinsediati nel corso del 2019. Le comunità si fanno carico delle spese, in cambio il Governo canadese mette a disposizione i servizi sociali e sanitari.

Patrizia Caiffa

Profughi siriani arrivati in Italia con i corridoi umanitari

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