Laurent, il bambino ivoriano morto cercando il cielo
C aro Direttore, Air France, con freddo linguaggio burocratico, ha reso noto il decesso di un “passeggero irregolare” evitando però di chiarire (forse per pudore) che si trattava di un clandestino minorenne. Così questo scheletrico comunicato, cercando di attenuare l’orrore, ha eclissato la parola “bambino”. Ma è un bambino a essere morto. C’è da rabbrividire mentre lo si immagina arrampicato sulle enormi gomme dell’aereo; poi, con la sola forza delle braccia, aggrapparsi al telaio e rannicchiarsi nel vano del carrello. Volare via, trovare uno spazio nuovo di vita, già pensarsi, dopo poche ore di volo, di chiamare a casa dicendo “ce l’ho fatta”. Questo incredibile desiderio di dare una svolta, un senso alla propria vita, riesce a cancellare ogni istinto di prudenza e dissolve qualsiasi paura.
Ma i vani dei carrelli di atterraggio non sono né riscaldati né pressurizzati. Le temperature scendono a oltre -50 °C tra i 9.000 e i 10.000 metri, l’altitudine alla quale volano gli aerei di linea. Il bambino si accorge del freddo che comincia ad avvolgerlo, e non lo riconosce, abituato al sole in cui è nato, così è felice e ringrazia Dio. Poi il sonno dell’assideramento lo avvolge.
... Clicca qui per vedere questa pagina nell'edizione elettronica